banner dona I CARE

marate tik tok virus video 678x381

 

Sul social network cinese l'hashtag con questo termine ha raggiunto 92 milioni di visualizzazioni. Vediamo com'è nato il trend

 

Altro che granchi blu o cimici dei letti: nell'estate 2023 TikTok e gli altri social network sono stati invasi da Apayinye o Apayaye. Questa parola, all'apparenza molto difficile e spesso scritta in tanti modi diversi, non ha un significato preciso, ma viene utilizzata come risposta a chi non capisce una domanda. Durante i mesi estivi, infatti, TikTok si è popolato di video di utenti e creator in cui gli stessi chiamano i genitori o altre persone ignare, spesso adulti, e rivolgono loro frasi incomprensibili. Ai loro “Eh?!”, oppure “cosa?”, la risposta viene da sé: “Apayinye”. Il trend è cresciuto così tanto che ormai i video che riportano l'hashtag #apayinye hanno raggiunto e superato 92 milioni di visualizzazioni su TikTok. Se vi siete mai chiesti da dove arriva questa parola o qual è il suo significato, vediamolo insieme.

 

Le origini del trend
Il trend sembra aver avuto origine dal corrispondente francese “Quoicoubeh”, che viene utilizzato come risposta per tutti coloro che rispondono con “quoi?” a una frase senza senso. Se invece consideriamo la tendenza al di fuori dei social network, Apayinye non è nient'altro che un'alternativa meno volgare ad altri modi che vengono utilizzati per fare il verso a chi risponde “eh?”, “cosa?”, o “chi?” a una domanda.

 

https://www.wired.it/article/apayinye-tiktok-trend-cosa-significa-traduzione-italiana-video/

La diffusione della parola
Dopo la sua introduzione, su Tiktok hanno iniziato a diffondersi video in cui esponenti della Gen Z, la generazione che utilizza più di tutti questa parola, usano il termine per prendere in giro i propri genitori o altri boomer. La parola si è diffusa anche tra i creator e gli influencer italiani più seguiti in Italia, tra cui Daniele Cabras e Jazmean Alpha, che ha dedicato diversi video al trend e in uno di questi spiega che la diffusione della parola è iniziata con un video del creator francese @david.75 per poi diventare virale.

 

È quanto emerge dal secondo rapporto dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale sullo stato delle risorse idriche globali

 

Nicola Marfisi AGF© Nicola Marfisi / AGF -

AGI - L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha recentemente presentato il suo secondo rapporto sullo stato delle risorse idriche globali. Secondo questo rapporto, nel 2022 gran parte del mondo ha dovuto fronteggiare condizioni di siccità mai registrate, per grandezza e durata, negli ultimi trenta anni. “Quasi il 40% dei territori esaminati soffre di condizioni più secche del normale”, ha dichiarato Robert Reinecke, dell’Università Johannes Gutenberg di Mainz.

“Ciò significa che la portata di molti fiumi in tutto il mondo è stata significativamente inferiore a quella che ci si aspetterebbe normalmente; inoltre, i livelli di umidità nel suolo sono stati spesso indicativi degli effetti delle ondate di calore che abbiamo vissuto, mentre la necessità di un maggiore impiego dell’acqua ha fatto sì che la falda freatica diventasse più bassa rispetto al periodo di riferimento”, ha spiegato Reinecke, che è entrato a far parte dell’Istituto di Geografia della JGU nel maggio 2023, e ha fornito un contributo importante al nuovo rapporto dell’OMM, in collaborazione con il dottor Hannes Müller Schmied della Goethe University di Francoforte e del Centro di ricerca sulla biodiversità e il clima Senckenberg Leibniz di Francoforte, nonché con il Global Runoff Database Center di Coblenza.

Questa sinergica collaborazione ha permesso di ottenere dati di simulazione basati su modelli idrologici, che hanno influito sullo sviluppo della metodologia e hanno fornito la convalida scientifica delle affermazioni chiave del rapporto. Con l’OMM che funge da organo di coordinamento, il rapporto si avvale dell’esperienza di undici gruppi di modellazione internazionali. Il primo Rapporto sullo stato delle risorse idriche globali per il 2021 è stato presentato a fine novembre 2022 presso la sede dell’OMM a Ginevra.

Il rapporto ha cadenza annuale e fornirà una panoramica sullo stato delle risorse idriche della Terra. Gli effetti delle fluttuazioni e dei cambiamenti climatici sono spesso visibili anche da ciò che accade alla nostra acqua: ad esempio, le ondate di calore abbinate alla siccità possono rendere più probabili gli incendi selvaggi, che possono poi diffondersi più rapidamente a causa della mancanza di umidità del suolo. “Il rapporto dell’OMM ha quindi anche lo scopo di fornire ai politici e all’industria le conoscenze necessarie per identificare le regioni che rischiano di trovarsi in una situazione di emergenza idrica o che sono già in crisi”, ha aggiunto Reinecke.

Tra i dati riportati nella relazione del 2022 vi sono informazioni sul tasso di deflusso dei fiumi, sui livelli delle acque sotterranee, sull’umidità del suolo e sull’evaporazione. Tuttavia, la generazione della base dei dati stessi è problematica, in quanto attualmente non sono disponibili statistiche globali sufficienti. “Pertanto, dobbiamo intraprendere una modellazione di simulazione”, ha affermato Reinecke, che è anche specializzato in tecniche di modellazione. In particolare, mancano dati sulla situazione delle acque sotterranee. Proprio come nel caso del fiume Po, in Italia, i livelli d’acqua del Reno, in Germania, sono diminuiti drasticamente per lunghi periodi, con relative conseguenze sul traffico fluviale.

La Francia ha sofferto a causa delle scarse precipitazioni, con conseguenti difficoltà nel fornire il raffreddamento necessario alle centrali nucleari. Il Sud America ha sperimentato gravi condizioni di siccità mentre, nonostante l’aumento delle precipitazioni, i livelli delle acque sotterranee nell’importante bacino di Murray-Darling in Australia hanno continuato a scendere al di sotto della norma. Ora, Reinecke che è stato nominato professore junior presso l’Istituto di geografia della JGU nel maggio 2023, ha instituito un gruppo di ricerca per la modellazione del sistema terrestre.

Dopo aver studiato informatica alla TU Darmstadt, aver conseguito il dottorato alla Goethe University di Francoforte e aver svolto attività di ricerca in California, ha lavorato presso l’International Center for Water Resources and Global Change. Successivamente ha svolto attività di ricerca come postdoc presso l’Istituto di Scienze Ambientali e Geografia dell’Università di Potsdam. La sua ricerca si concentra sulle acque sotterranee globali nel contesto della modellazione idrologica globale. Studia, inoltre, l’interazione tra acque superficiali e sotterranee, l’impatto umano sulle risorse idriche sotterranee e gli effetti dei cambiamenti climatici sul ciclo idrologico.

La riproduzione è espressamente riservata © Agi 2023

 

Move Over ChatGPT Business

 

Abbiamo provato ad appoggiarci ad Auto-GPT per un compito relativamente semplice, che però ha messo in luce tutti i difetti e le potenzialità della tecnologia

 

Di recente ho avuto bisogno di contattare l'amministratore delegato di una startup chiamata Lindy, che sviluppa assistenti personali basati sull'intelligenza artificiale. Invece di cercare da solo il suo contatto, ho deciso di rivolgermi a mia volta a un assistente AI, e nello specifico a un programma open source chiamato Auto-GPT, digitando "Trovami l'indirizzo email dell'amministratore delegato di Lindy AI".

 

La prova
Come uno stagista entusiasta, Auto-GPT ha iniziato a cercare forsennatamente le risposte di cui avevo bisogno su Google e sul web, spiegandomi le sue azioni passo passo. "Ho trovato diverse fonti che citano Flo Crivello come Ad di Lindy.ai, ma non ho ancora trovato il suo indirizzo email", mi ha riferito il sistema, prima di aggiungere “ora controllerò il profilo LinkedIn di Flo Crivello per trovare il suo indirizzo email”. Una volta fallito anche il secondo tentativo, Auto-GPT mi ha suggerito di provare a dedurre l'indirizzo di Crivello basandomi sui formati utilizzati più comunemente.

Dopo avere ricevuto il mio ok, il sistema ha utilizzato una serie di servizi diversi per verificare le email che aveva trovato online e capire se qualcuna delle sue ipotesi fosse valida. Pur senza trovare una risposta chiara, Auto-GPT ha comunque salvato gli indirizzi in un file sul mio computer, suggerendomi di provare a contattarli tutti. Ho scritto a tutti gli indirizzi, ma tutte le mie email sono state respinte. Alla fine ho tirato a indovinare l'indirizzo email di Crivello basandomi sulle mie esperienze passate e l'ho azzeccato al primo colpo.

 

I limiti di oggi, le possibilità di domani
Auto-GPT non mi è stato molto d'aiuto, ma è riuscito a illustrare in modo abbastanza efficace una trasformazione imminente nel modo in cui utilizziamo i computer e il web. La capacità dei bot come ChatGPT di rispondere a un'incredibile varietà di domande permettono a questi sistemi di descrivere correttamente come eseguire un'ampia gamma di compiti sofisticati. Se a tutto questo si aggiungerà un software in grado di mettere in pratica tali descrizioni, il risultato sarà un'AI in grado di fare un sacco di cose.

Come ChatGPT, a volte gli assistenti AI producono messaggi confusi e vanno in tilt. E se la ricerca di un indirizzo email è una richiesta che comporta un tasso di rischio relativamente basso, in futuro questi agenti potrebbero essere incaricati di compiti più sensibili, come prenotare voli o contattare persone per conto di un utente. Una delle principali preoccupazioni dei progetti e delle aziende che lavorano alla prossima fase dell'era dell'AI è proprio quella creare agenti sicuri e intelligenti.

Quando finalmente ho parlato con Crivello di Lindy, mi è sembrato assolutamente convinto che gli agenti AI saranno in grado di rimpiazzare completamente alcuni impiegati. “Quali sono le professioni che danno più soldi per la comprensione e la produzione di testi? Senza offesa, i giornalisti sono una di queste – dice Crivello –. Gli avvocati sono un'altra”. Ho cercato di fargli notare che AutoGPT non è stato in grado di trovare il suo indirizzo email, e che non sarebbe nemmeno riuscito a intervistarlo su Zoom, senza però riuscire a persuaderlo.

L'uso di AutoGPT richiede una certa conoscenza dell'interfaccia a riga di comando e l'accesso alle Api di OpenAI. Anche se il sistema funziona solo con l'ultimo modello linguistico AI dell'azienda, GPT-4, vi consiglio vivamente di provarlo se ne avete l'occasione. Imparare a dare i giusti suggerimenti e guidare un agente di intelligenza artificiale potrebbe presto diventare una competenza d'ufficio indispensabile.

Dopo aver provato Auto-GPT, capisco meglio la visione di Crivello sul futuro. Se riusciremo a correggerne gli errori, gli assistenti basati sull'intelligenza artificiale ci aiuteranno a svolgere molte delle attività che attualmente richiedono di digitare qualcosa in un browser o di muovere e cliccare su un mouse. Rispetto a Crivello, però, continuo a essere meno convinto del fatto che questi agenti AI prenderanno il posto degli esseri umani, o che addirittura funzioneranno senza l'aiuto dell'uomo nel prossimo futuro.

Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.

 

www.wired.it

inquisitor ghost

 

Vincent Plicchi, giovane bolognese di 23 anni, si è tolto la vita nella sua abitazione in zona Castiglione, mentre migliaia di persone lo guardavano sul popolare social. Molti hanno cercato di soccorrerlo avvertendo il 118 e i carabinieri.

Ha avviato la diretta social e poi si è suicidato. Vincent Plicchi, bolognese di 23 anni, si è ucciso lunedì sera nella sua casa in zona Castiglione a Bologna. In tanti stavano guardando la sua diretta: era un cosplayer appassionato di Cod, il videogioco americano Call of Duty, conosciuto con il soprannome di Inquisitor Ghost. Per cercare di soccorrerlo qualcuno ha chiamato il 118.


L'ipotesi di cyberbullismo

È stato sepolto alla Certosa, il cimitero di Bologna. Ora toccherà ai carabinieri, capire il motivo del suo suicidio.L'ipotesi è che il giovane bolognese sia stato vittima di cyberbullismo: accusato da una ragazza di 17 anni (e dal suo presunto fidanzato) di averla in qualche modo molestata, con tanto di screenshot fatti girare apposta, a tal punto da scatenare contro di lui una campagna di odio.

 

Il padre di Vincent: "Non posso credere di doverti seppellire"
"L’unico modo che ha trovato per difendersi dal disonore e provare la sua innocenza è stato togliersi la vita", le parole cariche di rabbia e disperazione del padre. E ancora: «Ragazzi, state attenti a queste community - il suo monito – vivete la vostra vita nella realtà, non posso credere che oggi sto seppellendo mio figlio. Lui che per me, il fratello e la sorellina era un cuore puro».

ChatGpt   Openai

 

Si affaccia nell’infosfera ecclesiale la tentazione di ricorrere alle nuove applicazioni digitali con atteggiamenti sbrigativi e utilizzi superficiali. Ma c'è una provocazione spirituale da cogliere

Ancora non sappiamo quale sviluppo papa Francesco darà al tema «Intelligenza artificiale e sapienza del cuore» annunciato per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2024. Riceveremo infatti il messaggio papale in gennaio, nella festa di san Francesco di Sales, e solo poco prima, a dicembre, avremo il testo del messaggio per la Giornata mondiale della pace, analogamente intestato a «Intelligenze artificiali e pace». Possiamo però, certamente, coglierne alcune suggestioni. Lo faccio a partire da quell’infosfera ecclesiale che, grazie al mandato di Avvenire, frequento sistematicamente da ormai nove anni.

Per i meno addetti ai lavori, la questione dell’intelligenza artificiale si è posta con evidenza da quando, a fine 2022, è stata resa disponibile l’applicazione ChatGpt, che produce (lo dico con le più povere delle parole; sulle pagine di Avvenire Paolo Benanti, lo scorso 14 gennaio, l’ha ben più riccamente definita) testi anche molto lunghi e complessi su richiesta, e che è stata immediatamente messa alla prova nell’ambito della vita ecclesiale. C’è chi l’ha semplicemente interrogata sulla sua “cultura cattolica” o su come articolare una pastorale vocazionale, e chi, ponendole la domanda-chiave sull’esistenza di Dio, ne ha saggiato la competenza quanto al dibattito esistente ma anche il suo dichiarato agnosticismo strutturale: «Sono un modello di linguaggio artificiale, non ho un’opinione personale», ha risposto.

C’è chi, su questa falsariga, ha addirittura dedicato parte del suo insegnamento scolastico della religione cattolica a educare, facendo lavorare l’applicazione su alcuni santi, a un suo uso consapevole, sapendo che gli studenti sarebbero stati tra i più facilmente tentati dal ricorrervi acriticamente. C’è chi invece, con l’intelligenza artificiale, i santi ha provato a farli chattare con noi, con una chatbot chiamata “Prega.org” (al momento sospesa). Simulazione dichiarata e tuttavia molto credibile, quanto ai contenuti e persino quanto al tono di voce, così che il rischio di fraintendimento, specie per le anime spiritualmente più delicate o solamente distratte, era parso a vari osservatori alto. Del resto esistono analoghe applicazioni che ci fanno chattare con i nostri cari defunti, utilizzando le loro “reliquie” digitali magari fornite da noi stessi: ma è difficile credere che esse possano veramente aiutarci nell’elaborazione del lutto.

E c’è infine chi, non acriticamente ma, al contrario, nella volontà di condurre un esperimento (il contesto era infatti l’annuale Kirchentag della Chiesa evangelica tedesca), ha affidato a ChatGpt, proiettando su un grande schermo l’immagine di un “pastore virtuale”, la proclamazione del sermone e l’organizzazione dell’intero culto (canti, preghiere). E chi ha fatto scrivere alla stessa intelligenza artificiale la cronaca-commento dell’esperimento, ottenendone sia l’onesta presa d’atto delle perplessità dei fedeli sia la raccomandazione a un utilizzo “di sé stessa” «in linea con i valori fondamentali della fede» e rispettoso della «dignità e centralità della persona umana». È facile condividere, nelle pieghe di questi casi che ho richiamato tra i tanti, le preoccupazioni suscitate da queste nuove «macchine » che la Santa Sede ha indicato presentando il tema del messaggio papale: che diffondano «un sistema di disinformazione a larga scala», quando ci seducono creando testi, in materia di fede, che ci paiono migliori (più informati, più acuti, più completi) dei nostri, e che accrescano la «solitudine di chi è già è solo», quando promettono di farci conversare con quanto per molti di noi c’è di più sacro, come i santi e i morti. Vale la pena allora guardare all’evoluzione di queste tecnologie tenendo ben presente la domanda con la quale si conclude il dossier dell’ultimo numero della rivista Jesus, dedicato appunto alla sfida che esse pongono: «In un mondo in cui l’intelligenza artificiale sarà uno strumento diffuso e di uso comune, sarà più difficile credere?».

Guido Mocellin è autore del recente «Cronache di un piccolo cristiano» (San Paolo)

 

 martedì 10 ottobre 2023 - Avvenire.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sottocategorie

POR FSE Sequenza per beneficiari RGB

logo acli logo fuoriclasse web

FARE - Registro elettronico ENAIP Veneto

Salva
Preferenze utente dei Cookies
Utilizziamo i cookie per assicurarti di ottenere la migliore esperienza sul nostro sito web. Se rifiuti l'uso dei cookie, questo sito potrebbe non funzionare come previsto.
Accetta tutto
Declina tutto
Leggi
Analitico
Strumenti utilizzati per analizzare i dati per misurare l'efficacia di un sito web e per capire come funziona.
Google Analytics
Accetta
Declina
Marketing
Insieme di tecniche che hanno per oggetto la strategia commerciale ed in particolare lo studio del mercato.
Facebook
Accetta
Declina
Quantcast
Accetta
Declina
Funzionale
Strumenti utilizzati per darti più funzionalità durante la navigazione sul sito web, questo può includere la condivisione di dati sui social.
AddThis
Accetta
Declina