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Dopo essere stata accusata di violare la privacy degli utenti, Big G corre ai ripari

 

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Google sembra finalmente aver ammesso di tracciare gli utenti anche quando utilizzano la modalità di navigazione in incognito del browser Chrome. Pur non avendolo annunciato esplicitamente, di recente il colosso tecnologico ha modificato nel canale sperimentale Canary di Chrome il disclaimer che viene visualizzato dagli utenti quando aprono una nuova finestra nel browser. “Gli altri che utilizzano questo dispositivo non vedranno la tua attività, quindi potrai navigare in modo più privato - recita il nuovo messaggio. Ciò non modificherà il modo in cui i dati vengono raccolti dai siti web visitati e dai servizi che utilizzano, incluso Google. I download, i segnalibri e gli elementi dell'elenco di lettura verranno salvati”.

Una modifica sostanziale, considerando che attualmente il browser Chrome restituisce questo messaggio a chi decide di attivare la navigazione in incognito: “Ora puoi navigare in privato. Le altre persone che usano questo dispositivo non vedranno le tue attività, ma i download, i preferiti e gli elementi dell'elenco di lettura verranno salvati”. L'aggiornamento del disclaimer, secondo quanto riportato da MsPowerUser, è attualmente visibile in Canary su Android e Windows, oltre che nella versione di Chrome per Mac. Ma è probabile che Google decida di renderlo ufficiale a livello globale nel prossimo futuro.

D'altronde, è innegabile che la compagnia abbia deciso di modificare il testo dell'avviso dopo aver deciso di patteggiare in una causa collettiva risalente al 2020, che la accusava di tracciare gli utenti che utilizzavano Chrome anche nella modalità di navigazione in incognito, ma senza che questi avessero prestato il loro consenso per la raccolta dei dati. Un’accusa tutt’altro che infondata, considerando che a distanza di poche settimane dal patteggiamento il colosso tecnologico ha deciso di aggiornare i termini di trattamento dei dati degli utenti. Certo, per il momento si tratta soltanto di una modifica in fase di test, ma è molto probabile che Google la renderà definitiva a breve.

 

fonte: https://www.wired.it/article/google-traccia-utenti-navigazione-in-incognito/

Il Testo unico sui servizi media audiovisivi non contempla la “figura” e dunque sarà necessario rivedere la normativa esistente. Il compito spetterà al Tavolo tecnico, ma quanto tempo ci vorrà? Dalle regole esclusi gli stranieri: si creerà uno squilibrio?

Pubblicato il 18 Gen 2024 -Maria Luigia Franceschelli

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Le linee guida pubblicate da Agcom il 16 gennaio (QUI IL DOCUMENTO) impongono il rispetto di alcune delle disposizioni del Testo unico sui servizi di media audiovisivi (noto come Tusma) da parte degli influencer. È un’importante novità per questi soggetti, con nuovi obblighi e severe sanzioni in caso di inadempimento.

Il nodo del Tusma

Non sarà semplice per gli influencer adeguarsi alle regole e imparare a gestire i rischi che ne derivano, anche perché – come riconosce la stessa Agcom – il Tusma non è stato immaginato per questo tipo di figure professionali. Adattare la normativa esistente è quindi un passaggio necessario e delicato. Il compito spetta al Tavolo Tecnico istituito dalle stesse linee guida, che è chiamato ad adottare un codice di condotta volto a definire le misure per il rispetto delle previsioni del Testo unico.

 

Esclusi gli influencer stranieri

Un punto appare cruciale: le nuove regole non si applicano a tutti gli influencer, ma solo a quelli che integrano i requisiti previsti da questa normativa, primi tra tutti un legame “stabile ed effettivo con l’economia italiana” e la creazione di contenuti in italiano o comunque diretti ad un pubblico italiano. Restano quindi esclusi gli influencer stranieri che vantano una platea per lo più internazionale, anche nell’ipotesi in cui i contenuti siano accessibili dal nostro Paese o diventino virali. È un punto, questo, su cui l’autorità si è scontrata con alcuni dei soggetti intervenuti nella consultazione pubblica lanciata la scorsa estate. Il Codacons, per esempio, ha aspramente criticato questa limitazione geografica, anche in una nota divulgata appena dopo la pubblicazione delle linee guida.

Gli obblighi per gli influencer “professionali”

Sono poi previsti obblighi diversi a seconda dell’influenza esercitata sugli utenti. Più gravosi quelli imposti agli influencer definiti “professionali”, ossia che raggiungono almeno un milione di follower (calcolati sommando quelli iscritti sulle diverse piattaforme o social media in cui operano); che pubblicano almeno 24 contenuti in un anno; e che registrano un valore di engagement pari o superiore al 2% in 6 mesi almeno su una piattaforma. Chi non raggiunge questi numeri – ossia gli influencer definiti “amatoriali” – dovrà comunque rispettare gli articoli 41 e 42 del Tusma, che, tra le altre cose, legittimano l’autorità ad intervenire a tutela dei minori, dei consumatori e a difesa dei diritti fondamentali. Non si applicano però agli influencer amatoriali le severe sanzioni previste per quelli professionali, che possono raggiungere i 600.000 euro.

Si applicano poi agli influencer professionali, tra le altre, le previsioni del Tusma a tutela del pluralismo e della libertà di espressione, della veridicità delle informazioni trasmesse così da favorire la libertà di pensiero, del diritto d’autore, dei diritti fondamentali della persona, dei minori e dei valori dello sport, nonché le previsioni in materia di comunicazione commerciale corretta e trasparente (ribadendo il divieto di pubblicità occulta e subliminale), imponendo precisi limiti alla pubblicità di alcuni prodotti, come bevande alcoliche, medicinali e prodotti da fumo.

Gli obblighi per gli influencer “amatoriali”

Va ricordato che agli influencer amatoriali si applicano in ogni caso le regole previste dal Codice del Consumo nonché dalla Digital Chart, che non fanno alcuna differenza tra chi è più o meno influente: tutti devono rispettare le regole a tutela dei consumatori in tema di trasparenza e, in particolare, rendere palese la natura pubblicitaria dei contenuti pubblicati se vi è una material connection con un inserzionista. Gli accorgimenti da adottare sono ben delineati dalla Digital Chat, che infatti viene riconosciuta dalle linee guida come uno strumento chiave per chi opera nel settore. Il fatto che sia richiamata da parte di Agcom è particolarmente importante anche per garantire uniformità nell’adozione degli hashtag e delle caption richieste per rendere nota la natura dei contenuti. Il che porta a maggior chiarezza, a beneficio del pubblico.

La via della responsabilizzazione

L’impressione è che l’autorità voglia responsabilizzare queste figure professionali, riconoscendo loro un ruolo importante nelle comunicazioni digitali e una reale capacità di influenzare il sistema, non solo da un punto di vista economico – con l’inserimento di contenuti promozionali – ma anche culturale e sociale. Le linee guida mirano a creare un ambiente digitale più sicuro, sano e attento ai minori. La misura rappresenta un altro passo verso la regolamentazione del mondo digitale, obiettivo che è diventato primario per il legislatore nazionale ed europeo.

Le questioni aperte

I punti aperti restano comunque ancora molti, dalla definizione di influencer ai rapporti con le altre previsioni che regolano il fenomeno. Spetta al Tavolo Tecnico, che inizierà i propri lavori entro metà marzo, farvi luce nel Codice di Condotta che è chiamato a redigere.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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Vincitrice prestigioso Akutagawa-sho ammette: ho usato ChatGPT

https://askanews.it/

 Giappone IA contribuisce a vittoria in premio letterario

Roma, 18 gen. (askanews) – L’Intelligenza artificiale generativa ha contribuito alla scrittura del romanzo che ha vinto il più prestigioso riconoscimento letterario giapponese, il Premio Akutagawa. L’ha ammesso la vincitrice di quest’anno, Rie Kudan, rispondendo alle domande sul suo romanzo “Tokyo-to Dojo-to” (“Torre della simpatia di Tokyo”), che si è laureato vincitore del premio.

Il romanzo è ambientato in una Tokyo del futuro, dove viene creata una torre carceraria. L’intelligenza artificiale è presente nella trama, ma anche nel processo creativo. “Si solito mi consulto con l’intelligenza artificiale su provlemi che non posso dire a nessuno. Quando l’IA non diceva quello che mi aspettavo, facevo rispecchiare i sentimenti che provavo nelle battute messe in bocca al personaggio principale, l’architetto”, ha detto Kudan.“Vorrei continuare a scrivere romanzi che possano dimostrare la mia creatività mentre faccio uso attivo dell’IA generativa”, ha continuato la scrittrice 33enne, segnalando che circa il 5% del romanzo è attribuibile al contributo dato dall’IA.

L’ammissione ha provocato sui social network reazioni contrastanti. Qualcuno ha lodato la scelta, affermando che si tratta di un modo creativo di usare l’IA, mentre altri ritengono che il premio andrebbe ritirato.Recentemente sono apparsi titoli che elencano ChatGPT come co-autore, in particolare attraverso i market online. Ma è la prima volta che l’IA è accreditata per aver contribuito a vincere un premio letterario.

 

Un recente studio tedesco conferma che le tecniche Seo stanno premiando contenuti editoriali scadenti realizzati semplicemente per fare cassa attraverso le affiliazioni

 

Google è in difficoltà. L'azienda americana non riesce a risolvere il problema delle recensioni fasulle di prodotti che sfruttano astutamente le tecniche di ottimizzazione dei motori di ricerca (Seo) per migliorare l'indicizzazione e posizionarsi tra i primi risultati. Lo dimostra un https://downloads.webis.de/publications/papers/bevendorff_2024a.pdf"}">recente studio realizzato da un gruppo di ricercatori dell'Università di Lipsia e l'Università Bauhaus di Weimar. Lo studio, intitolato Google sta peggiorando? Un'indagine longitudinale sullo spam Seo nei principali motori di ricerca”, è il frutto di un anno di analisi e osservazione su Google, Bing e DuckDuckGo.

Il team ha scoperto che "le pagine con il ranking più alto sono in media più ottimizzate e più monetizzate attraverso il marketing di affiliazione". L'affiliate linking è un meccanismo che consente agli editori o possessori di siti web di guadagnare una percentuale sugli acquisti effettuati dai loro lettori. Ogni volta che un utente clicca su un link di un prodotto presente in una guida all'acquisto o una recensione viene rinviato direttamente su un sito e-commerce o il negozio online di un marchio. Se procede all'acquisto di qualsiasi oggetto presente su tali siti, l'editore riceve una piccola percentuale della cifra pagata. Questa attività consente da anni a molti magazine online il sostentamento. Niente di illegale o sbagliato: il problema sorge quando però si abusa di questa pratica. Il web si sta popolando sempre di più di contenuti editoriali scadenti solo per incrementare i ricavi ottenuti in questo modo. Il punto nevralgico è quindi il Seo e la costante ricerca di stratagemmi per ingannare Google e conquistare la cima delle pagine dei risultati. Tutti i motori di ricerca modificano regolarmente gli algoritmi per bloccare il fenomeno, ma di solito gli effetti sono solo temporanei, perché si trovano sempre nuovi modi per finire in cima alle ricerche.

 

 

pagine ricerca

 

Cosa sta succedendo

I ricercatori sostengono che Google, Bing e DuckDuckGo condividono lo stesso problema e che di fatto stanno perdendo la battaglia con lo spam Seo. E la preoccupazione in relazione al futuro non può che montare ulteriormente soprattutto se si considera l'efficienza dell'intelligenza artificiale generativa. Si tratta dell'ennesimo campanello di allarme. Nel novembre scorso The Verge è stato fra i primi a puntare il dito sugli esperti Seo responsabili di questa falla nel sistema. Ovviamente non ha senso prendersela con l'intera categoria di professionisti, ma bisogna rendersi conto che il problema esiste e non è di facile risoluzione.

“Un gran numero di utenti social pensa che i motori di ricerca stiano diventando sempre meno capaci di trovare contenuti genuini e utili”, scrivono i ricercatori. “Un flusso di contenuti di bassa qualità continua a sommergere qualsiasi tipo di informazione utile nei risultati di ricerca”. In effetti l'analisi approfondita ha svelato che spesso le query nella stringa di ricerca producono nei risultati elenchi di contenuti editoriali scadenti, che, in alcuni casi, fanno pensare ci sia pure lo zampino dell'intelligenza artificiale.

Abbiamo scoperto che la maggior parte delle recensioni di prodotti meglio indicizzate nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca commerciali utilizzano il marketing di affiliazione, e quantità significative sono veri e propri Seo spam di recensioni di prodotti. Troviamo anche forti correlazioni tra il posizionamento nei motori di ricerca e il marketing di affiliazione, nonché una tendenza verso contenuti semplificati, ripetitivi e potenzialmente generati dall'intelligenza artificiale”.

 

La risposta di Google

Questo particolare studio ha preso in considerazione solo i contenuti relativi alle recensioni dei prodotti e non riflette la qualità complessiva e l'utilità della ricerca per i miliardi di query che vengono effettuate ogni giorno. Abbiamo introdotto miglioramenti mirati a risolvere questi aspetti e lo studio stesso sottolinea che Google è migliorato nel corso dell'ultimo anno e sta ottenendo risultati migliori rispetto agli altri motori di ricerca. Numerose terze parti hanno inoltre misurato i risultati dei motori di ricerca ottenuti per altri tipi di query e hanno riscontrato che Google è di qualità significativamente superiore rispetto agli altri”, ci fa sapere un portavoce di Google.

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