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ITALIA SI SPOPOLA

 

Un futuro distopico quello fotografato dalla Fondazione Nord Est, con uno studio che ha rielaborato i dati demografici Istat 2023
6 aprile 2024

 

L’Italia, e in particolare le regioni del Nord, vedono prospettarsi il rischio di una “glaciazione demografica” che, senza nuove migrazioni o una decisa inversione nelle nascite, provocherà da qui al 2040 un calo della forza lavoro, un minor mercato interno, quindi più bassi consumi e investimenti inferiori.

Un futuro distopico quello fotografato dalla Fondazione Nord Est, con uno studio che ha rielaborato i dati demografici Istat 2023, che avevano suonato l’allarme sul record negativo di natalità. Sarà soprattutto il Nord Italia, è il pronostico, a farne le spese: entro il 2040, tra soli 17 anni, il Settentrione registrerà un saldo negativo di 2,3 milioni di residenti rispetto all’attuale: si passerà dai 27,4 milioni di abitanti del 2023 a 25,1 milioni.

 

Gli effetti si vedranno specie in Lombardia (-673mila), Piemonte (-493mila) e Veneto (-387mila). Nel Nord-est la riduzione sarà di 939mila persone, nel Nord-ovest di 1,4 milioni. La discesa assoluta sarà fin da subito rapida: -143mila unità all’anno nei prossimi sette anni nel Nord Italia; poi si attenua a -133mila nei successivi dieci. Il minor scarto nella seconda parte del periodo si spiega con l’ipotesi “eroica” - la definiscono gli studiosi - di un aumento delle nascite annue; un salto di 11mila unità tra il 2023 e il 2030, e di 23mila tra il 2023 e il 2040. Senza tale aumento, con la natalità inchiodata ai valori 2023, la discesa accelererebbe ulteriormente, e si aggiungerebbero alla diminuzione altre 385mila persone.

Gli effetti territoriali ed economici di questa ’glaciazione’ saranno importanti: la diminuzione della popolazione non sarà uniforme; saranno i centri più remoti ed isolati, con minori servizi (sanità, scuole) e più basse prospettive di lavoro e vita sociale a pagare il conto più salato. L’abbandono di questi luoghi farà venire meno, ad esempio, la manutenzione dei boschi e dei terreni, con conseguente aumento del rischio idrogeologico. Meno abitanti significherà minore mercato interno, dunque più bassi consumi ma anche investimenti inferiori. Si produrrà una ricomposizione della piramide per età della popolazione, con incremento degli anziani e diminuzione dei giovani; il mercato immobiliare subirà un forte contraccolpo, così come l’accumulo dei risparmi privati. La “glaciazione” influirà naturalmente sui consumi: meno pannolini per neonati, più ausili sanitari per i vecchi.

Nello studio della Fondazione Nord Est, viene proposto anche il gioco del “cancella la città”, ovvero una lista del tutto soggettiva di città e centri che potrebbero “sparire” se la perdita di abitanti fosse concentrata in esse: ecco allora che in Lombardia, si svuoterebbe l’equivalente di città come Brescia, Monza, Bergamo, Como, Varese e Pavia. in Veneto “sparirebbero’” diventando semi-deserte, Padova, Vicenza e Treviso.

In Friuli-Venezia Giulia diverrebbero città fantasma Udine, Gorizia e Lignano Sabbiadoro. In Emilia-Romagna si spopolerebbe l’intera Bologna, oppure Parma più Modena, oppure Ravenna, più Rimini, più Faenza, più Salsomaggiore Terme.

In Trentino si svuoterebbero Riva del Garda e Folgaria o tutte le valli Cembra, Fiemme e Fassa. in Piemonte diverrebbero disabitate Alessandria, Asti, Cuneo, Moncalieri, Collegno, Rivoli, Nichelino, Vercelli e Biella.

 

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Gli esperti suggeriscono che i sistemi fiscali e i tassi di proprietà della casa giocano un ruolo significativo nelle disparità di ricchezza tra ricchi e poveri

 

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Le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza sono molto evidenti in tutto il mondo e l'Europa non fa eccezione: il 10% più ricco del continente possiede il 67% della ricchezza, mentre il 50% meno ricco ne possiede solo l'1,2%. La misura in cui la ricchezza è distribuita varia notevolmente da Paese a Paese, come dimostra il Global Wealth Report 2023 di Credit Suisse e UBS.

Il patrimonio netto o "ricchezza" è definito come il valore delle attività finanziarie e delle attività reali (principalmente abitazioni) che le famiglie possiedono, meno i loro debiti. La sua distribuzione ineguale è misurata dal coefficiente Gini e dalla quota dei percentili più alti: più alto è il coefficiente Gini, maggiore è la disuguaglianza della ricchezza, mentre 0 rappresenta la completa uguaglianza.

Tra i 36 Paesi europei studiati, la disuguaglianza di ricchezza nel 2022 variava dal 50,8 della Slovacchia all'87,4 della Svezia.

 

Escludendo l'Islanda, la disuguaglianza di ricchezza era piuttosto elevata nei Paesi nordici. Finlandia, Danimarca, Norvegia e Svezia si sono posizionate tutte nella metà superiore della classifica, con la Svezia in cima alla lista.

La Germania ha ottenuto il punteggio più alto di disuguaglianza di ricchezza (77,2) tra le "quattro grandi" potenze economiche dell'Ue, seguita da Francia (70,3), Spagna (68,3) e Italia (67,8). Il Regno Unito, un ex membro dell'Ue ancora considerato uno dei "quattro grandi" all'interno del continente europeo, ha ottenuto un punteggio di 70,2.

 

Il Belgio (59,6), Malta (60,9) e la Slovenia (64,4) seguono la Slovacchia con la minore disuguaglianza di ricchezza.

 

Enormi disparità tra i più ricchi

 

Nei 21 Paesi europei con dati disponibili esistono notevoli disparità di ricchezza tra i percentili più alti. Considerando il 10% più ricco nel 2022, la Svezia ha registrato la più alta disuguaglianza di ricchezza: il 10% più ricco possiede il 74,4% della ricchezza. Il Belgio ha registrato il valore più basso: il 43,5%. In generale il 10% più ricco possedeva più della metà della ricchezza in tutti i Paesi, ad eccezione del Belgio.

 

La Svezia sale, il Belgio in controtendenza

 

La classifica rimane sostanzialmente invariata se si confronta la quota di ricchezza del 5% più ricco con quella del 10% più ricco.

 

Perché la Svezia è al vertice della disuguaglianza di ricchezza?

Potrebbe essere una sorpresa vedere i Paesi nordici in generale con un punteggio così alto per quanto riguarda la disuguaglianza di ricchezza, soprattutto perché sembrano avere ottimi risultati in altri indici, come il benessere, il reddito disponibile e i valori democratici.

Secondo la dottoressa Lisa Pelling, direttrice del centro studi Arena Idé di Stoccolma, il sistema fiscale è la ragione più importante per cui la Svezia va controcorrente. "Negli ultimi decenni abbiamo abolito una serie di tasse sulla ricchezza - ha detto Pelling a Euronews Business -. In Svezia, al momento, non c'è alcuna tassa sul patrimonio. Non c'è nemmeno un'imposta sull'eredità, sulle donazioni e sulle proprietà".

L'autrice ha affermato che le aziende svedesi di successo, che hanno beneficiato di investimenti effettuati con il denaro dei contribuenti, non restituiscono i fondi. "Abbiamo anche tasse molto basse sulle aziende - sottolinea Pelling -. Questo significa che ci sono molte possibilità per i ricchi di diventare ancora più ricchi".

 

Sistema di welfare: la gente si sente al sicuro

Pelling ha sottolineato che la Svezia è ancora uno dei Paesi più equi al mondo sotto altri aspetti, in particolare per quanto riguarda il reddito. "Questo è dovuto principalmente al fatto che abbiamo un sistema di welfare ben sviluppato - dice la direttrice del think tank svedese -. Le persone si sentono sicure per quanto riguarda il sistema sanitario pubblico e si sentono relativamente tranquille con le loro pensioni e le loro assicurazioni in caso di assenze per malattia e disoccupazione. Per questo motivo le persone hanno meno incentivi a mettere da parte il denaro per queste cose".

Rispetto ad altri Paesi nordici con sistemi di welfare efficaci, Pelling ha osservato che la differenza principale sta nel sistema fiscale. In Finlandia le scuole sono statali e gestite dallo Stato, mentre in Svezia un terzo degli studenti della scuola secondaria superiore frequenta scuole private. Queste scuole, in gran parte a scopo di lucro, ricevono finanziamenti statali completi senza restrizioni sui loro margini di profitto.

Lo stesso vale per il sistema sanitario. "L'assistenza primaria è in gran parte privatizzata ed è molto redditizia - dice Pelliing -. Le società di welfare privatizzate e finanziate dalle tasse rendono i loro proprietari molto ricchi".

Fattori alla base della disuguaglianza di ricchezza in Europa

Allargando lo sguardo all'Europa, secondo Eszter Sándor e Carlos Vacas-Soriano, responsabili della ricerca presso la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound), uno dei fattori più importanti della disuguaglianza di ricchezza è la composizione patrimoniale.

In particolare i tassi di proprietà della casa tra i Paesi sono uno dei principali fattori che contribuiscono alle differenze nella distribuzione della ricchezza. "I Paesi con livelli più elevati di proprietà della casa tendono ad avere livelli più bassi di disuguaglianza di ricchezza, mentre i Paesi in cui l'accesso ad altri beni finanziari è più diffuso, tendono ad avere una disuguaglianza di ricchezza più elevata", hanno dichiarato i ricercatori a Euronews Business.

Sándor e Vacas-Soriano hanno anche affermato che le pensioni volontarie e le assicurazioni sulla vita svolgono un ruolo importante nelle disuguaglianze di ricchezza: "Nei Paesi dell'Europa occidentale è più probabile che le persone siano in grado di risparmiare per la pensione, sia perché hanno un reddito più elevato, sia perché hanno un migliore accesso a strumenti volontari per il reddito dopo la pensione rispetto ai cittadini dell'Europa orientale e meridionale".

Germania: pochi proprietari di case, nessuna tassa sul patrimonio

Sándor e Vacas-Soriano hanno sottolineato che la Germania, un Paese con un solido curriculum economico, ha ottenuto un punteggio elevato per quanto riguarda la disuguaglianza patrimoniale.

"La Germania ha un'alta percentuale di affittuari - sottolineano i ricercatori - ma ha tassi di sforzo molto bassi (spese abitative divise per il reddito) rispetto ad altri Paesi dell'Europa occidentale, grazie a mercati degli affitti fortemente regolamentati e a un'offerta abitativa relativamente più ampia".

Nel 2022, la Germania ha registrato le quote più basse di proprietari di case: secondo Eurostat solo il 46,5% della popolazione viveva in una casa di proprietà. La media europea era del 69,1%. Questa percentuale era inferiore alla media Ue anche in Svezia (64,2%) e in Turchia (57,5%).

La disuguaglianza di ricchezza è diminuita negli ultimi anni?

Tra i principali Paesi europei, ovvero i "quattro grandi" dell'Ue e il Regno Unito, la disuguaglianza di ricchezza, come risulta dal coefficiente Gini, è effettivamente diminuita in Germania (-4,3) tra il 2000 e il 2022. Tuttavia, nel 2022, il paese ha avuto il punteggio più alto tra i cinque paesi. Anche il Regno Unito ha registrato un calo della disuguaglianza nello stesso periodo, sebbene meno significativo (-0,4).

L'Italia ha registrato l'aumento più elevato, pari a 7,4 punti, mentre è aumentata di 2,8 punti in Spagna e di 0,6 punti in Francia.

In Germania e in Italia la quota di ricchezza dell'1% più ricco è aumentata di circa 1 punto. I dati suggeriscono che negli ultimi due decenni non c'è stato alcun miglioramento nella distribuzione disuguale della ricchezza nei principali Paesi europei.

 

tratto da : https://it.euronews.com/business/2024/04/01/dove-in-europa-la-ricchezza-e-distribuita-in-modo-piu-iniquo

 

elezioni-europee

 

In vista delle elezioni europee, The Cube vi illustra alcuni modi per individuare e proteggersi da affermazioni dubbie e discorsi dannosi in rete

Molti hanno definito il 2024 "l'anno delle elezioni", e per una buona ragione: **almeno 64 Paesi si stanno recando o si sono già recati alle urne quest'anno.**Tra questi, gli Stati Uniti, che terranno le elezioni presidenziali a novembre, e molto probabilmente il Regno Unito, che dovrà tenere le elezioni generali entro la fine di gennaio 2025.

Lo stesso vale per l'Unione Europea. I partiti di tutto lo spettro politico saranno in piena attività per conquistare il maggior numero possibile di seggi alle elezioni del Parlamento europeo di giugno.

Quest'anno, con elezioni così importanti nel continente e non solo, purtroppo è anche il momento di diffondere una grande quantità di affermazioni dubbie sia in campagna elettorale che online.The Cube ha intervistato alcuni esperti per scoprire dove è più probabile trovare fake news e quali sono i modi migliori per evitare la disinformazione.

 

Quali sono le maggiori fonti di disinformazione?


Durante le elezioni, le fake news possono presentarsi in molte forme diverse.

Potreste imbattervi in voci, sia online che offline, su particolari candidati e sulle loro politiche; potreste sentire teorie cospirative su figure nefaste che cercano di influenzare le elezioni dall'esterno; o potreste addirittura trovarvi faccia a faccia con dei veri e propri fake, ovvero foto e video modificati digitalmente per mostrare i politici sotto una luce poco lusinghiera.

La disinformazione si presenta spesso con notizie che sembrano legittime, sotto forma di articoli o foto professionali, e può provenire da diverse fonti.

Le tre fonti principali sono i politici, coloro che hanno un incentivo finanziario a diffondere affermazioni fuorvianti e persino noi stessi, secondo Yotam Ophir, professore assistente presso il Dipartimento di Comunicazione dell'Università di Buffalo.

"La disinformazione spesso proviene dalle stesse élite", ha affermato. "Lo abbiamo visto negli Stati Uniti: la maggior parte della disinformazione sui presunti brogli elettorali del 2020 proveniva dallo stesso ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dal Partito repubblicano".


Per quanto riguarda coloro che diffondono false narrazioni a scopo di lucro, Ophir ha detto che canali televisivi come Fox News guadagnano "un bel po' di soldi" promuovendo un punto di vista molto specifico.

"Ma possono anche essere tutti i tipi di disinformazione, imprenditori, siti web di clickbait, podcast di cospirazione e così via", ha detto. "Queste sono le persone che hanno fatto carriera promuovendo informazioni sbagliate".

Per quanto riguarda il pubblico, Ophir ha osservato che spesso le persone possono involontariamente diffondere informazioni errate ai loro amici e familiari.

"A volte riceviamo un articolo che ci sembra molto sorprendente, molto emozionante, e vogliamo condividerlo con gli altri", ha detto. "Vogliamo sapere cosa ne pensano i nostri amici. A volte il titolo è così coinvolgente che non apriamo nemmeno l'articolo prima di condividerlo con gli altri".

"Quindi, se riusciamo a essere cauti e a essere più prudenti con le informazioni che condividiamo, questo ci aiuterà anche a ridurre la disinformazione in quei momenti", ha aggiunto.

 

Essere critici ma non cinici


Uno dei modi più importanti per evitare di cadere nelle fake news è guardare tutto con occhio critico.

È sempre una buona idea verificare la provenienza di un'affermazione o di una notizia. Se le cose sembrano troppo belle per essere vere - o troppo brutte per essere vere se si tratta di un'affermazione sull'avversario politico di qualcuno - allora vale la pena fare un passo indietro e ricontrollare, secondo gli esperti. È importante, tuttavia, non oltrepassare la linea che separa l'essere critici dal diventare cinici.

Il cinismo è quando si comincia a dire "tutti mentono, non posso fidarmi di nessuno", ha detto Ophir a The Cube. "Negli ultimi anni alcuni di noi si stanno muovendo verso questo tipo di posizione, e la vedo come uno sviluppo molto pericoloso per la democrazia".

"Dobbiamo imparare ad ascoltare coloro che vogliono favorire il bene pubblico e a ignorare coloro che cercano di promuovere se stessi per un guadagno finanziario o politico", ha proseguito. "Quindi siate scettici, ma non cinici. È una linea sottile tra le due cose, ma è importante mantenerla".

 

Utilizzare fonti affidabili e non di parte


Fonti affidabili e neutrali di notizie e informazioni sono fondamentali. Gli esperti sostengono che, piuttosto che accettare alla lettera ciò che dicono i candidati politici, ascoltare persone a caso online o consumare notizie da un solo lato dello spettro politico, è meglio affidarsi a organizzazioni note e non di parte.

Sia la sinistra che la destra hanno la loro parte di fonti e di organi dedicati a distorcere la copertura delle notizie a loro vantaggio, quindi alcuni suggeriscono di controllare regolarmente i siti di notizie più neutrali.

 

"Se l'altra parte è malvagia, se l'altra parte è illegittima, allora tutto ciò che sento su di loro online avrà senso per me" -  Dr Yotam Ophir, Professore assistente, Dipartimento di Comunicazione, Università di Buffalo


"Potrebbe essere l'Associated Press, per esempio, o l'Afp", ha detto Ophir. "Si tratta di agenzie che non traggono guadagni finanziari o politici dalle informazioni che diffondono".

"Lo stesso vale per i siti web di fact-checking non di parte", ha aggiunto. "Quindi, se riuscite a trovare fonti come queste che non sono intrinsecamente motivate a promuovere specifici tipi di informazioni, siete in un posto più sicuro".

È inoltre fondamentale affidarsi ai fact-checkers quando si ha a che fare con i deepfake. Gli studi dimostrano che l'occhio umano nudo non è in grado di identificare in modo coerente i video e le foto alterati digitalmente, quindi è meglio rivolgersi a centri di verifica affidabili.

 

Fidatevi degli esperti


Allo stesso modo, in caso di dubbi su un particolare argomento che potrebbe emergere durante una campagna elettorale, è meglio ascoltare gli esperti, secondo Ophir. "Al giorno d'oggi, le persone hanno la tendenza a cercare di fare le proprie ricerche, il che è ammirevole da un certo punto di vista, ma dall'altro porterà a molta confusione e disinformazione", ha detto.

"La maggior parte di noi non è in grado di comprendere questioni complicate, leggi complicate o processi politici complicati", ha aggiunto Ophir. "Abbiamo bisogno di questi mediatori".

Per gran parte della storia, i giornalisti e i mass media hanno svolto il ruolo di mediatori, vagliando grandi quantità di informazioni per riassumerle al grande pubblico in modo obiettivo e affidabile.

Sebbene negli ultimi anni molti abbiano perso fiducia nei mezzi di comunicazione, secondo Ophir parte della sfida è che i giornalisti riguadagnino questa fiducia e indirizzino le persone verso fonti più affidabili.

 

Rispettare la democrazia


La disinformazione genera intolleranza, quindi è importante rispettare la democrazia e astenersi dal demonizzare l'altra parte.

Secondo Ophir, anche se non siamo d'accordo con quello che dicono i nostri avversari politici, dobbiamo accettarli come una forza politica legittima.

"Una volta persa la tolleranza per l'altra parte, si apre la porta a un sacco di disinformazione, perché se l'altra parte è malvagia, se l'altra parte è illegittima, allora tutto ciò che sento su internet avrà senso per me", ha detto.

"Dovremmo evitare di perdere il rispetto di base per la loro legittimità", ha aggiunto Ophir. "Non si deve necessariamente essere d'accordo con l'altra parte, ma si dovrebbe accettarla come politicamente legittima... il che ridurrà anche la nostra suscettibilità alla disinformazione".

 

 

Di James Thomas
Pubblicato il 23/04/2024 - 12:05 EURONEWS.COM

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 TikTokers Are Playing Virtual Matches Representing Israel and Palestine And TikTok Is Profiting GettyImages 1715813881

 

Negli Stati Uniti crescono più velocemente della Gen Z sulla piattaforma, come dimostra la recente ondata di contenuti nostalgici

Se buttate abbastanza tempo su TikTok, vi sarete accorti che i segni del rallentamento creativo sulla piattaforma sono ovunque.

Sul social è fin troppo facile imbattersi in episodi de I Soprano impacchettati in spezzoni da 25 secondi. Lo scorso ottobre, Mean Girls – commedia teen di culto del 2004 – è stato caricato in 23 parti raccogliendo celebrazioni unanimi (sì, i contenuti piratati sono in aumento). A quanto pare c'è un desiderio generalizzato di ripercorrere il mondo di una ventina d'anni fa, e di farlo proprio su quella che è stata indicata come l'app del futuro.

Le reliquie del nuovo millennio sono tornate di moda soprattutto su TikTok, dove l'impressione è che tutti inseguano l'illusione della gioventù. Che però è appunto solo un'illusione.

Secondo i dati del Pew research center, negli Stati Uniti la fascia demografica tra i 30 e i 49 anni presente su TikTok sta crescendo più velocemente rispetto agli utenti della generazione Z tra i 18 e i 29 anni.

È così che funziona l'internet dei social, e il progressivo peggioramento di TikTok – o la sua enshittification, come direbbe Cory Doctorow – non accenna a fermarsi.

Un segnale eloquente della fase finale dei social media è l'infinito rigurgito di nostalgia riconfezionato in modo accattivante. I gusti invecchiano e l'esperienza utente che una volta offrire una sensazione di scoperta vertiginosa ora regala uno strano senso di comfort. Era inevitabile, ovviamente. Le stagioni cambiano, le app si trasformano e gli utenti imparano a inseguire l'adrenalina del futuro su nuovi ed esotici dispositivi.

Quando ha raggiunto la popolarità di massa nel 2020, durante la prima ondata di Covid-19, TikTok ha segnalato il riposizionamento delle cose a cui attribuivamo valore. I nostri gusti erano in fase di riprogettazione. L'offerta dell'app era tanto solida quanto sconcertante: balletti, consigli di bellezza, appropriazione razziale, indagini di sedicenti esperti e altre bizzarrie ancora alimentavano il flusso algoritmico della piattaforma. L'esperienza sull'app non era solo infinita, ma anche divertente. TikTok si è guadagnato la reputazione di posto in cui si creavano le tendenze ed è diventato il quartier generale ufficioso degli influencer della Gen Z (ma anche dei de-influencer, perché internet è una commedia degli errori che si ripete in eterno).

Oggi il social network rappresenta il precursore ideale dell'era dell'intelligenza artificiale e di tutto ciò che sta portando la prossima rivoluzione digitale, con l'offuscamento delle diverse realtà. TikTok diventa quindi il tonico perfetto: un mondo di multimedialità ciclica che permette di creare, vivere o semplicemente guardare contenuti a piacimento. Un'anticipazione di 60 secondi di tutto quello che sta per arrivare, consegnata on demand.

Per molte persone, è su un'app di questo tipo che le sensazioni che regala la vita digitale si manifestano con la maggiore vitalità. Ma come suggerisce Jackson Arn, nell'arte le sensazioni estreme rappresentano una strategia rischiosa: l'opera d'arte seduce, ma genera anche disgusto.

Mi chiedo se non sia proprio questo lo scopo delle tecnologie social. Farci sentire un po' più vivi, sbloccando in continuazione sensazioni sopite: eccitazione, stupore, soddisfazione. Persino il disgusto ha la capacità di affascinare, perché anche il disgusto porta con sé il bisogno di condividere, commentare o capire la natura dello spettacolo a cui stiamo assistendo e il suo funzionamento. Solo che il fascino esercitato da TikTok funziona fin troppo bene, e quando invecchiamo – caricando sulle spalle le esperienze della nostra vita cercando di non farci schiacciare – ci ritroviamo a bramare costantemente quelle sensazioni.

 

È una situazione che sembra applicarsi soprattutto per i millennial, ai quali è stato promesso un futuro che non è mai arrivato. È una generazione a cui è andata male – da diversi punti di vista – e che si è ritrovata a fare i conti con i fallimenti di chi li ha preceduti senza avere un progetto per il futuro.

La settimana scorsa, dal barbiere, osservavo un giovane sulla trentina con il collo proteso verso l'iPhone, che passava da un video all'altro facendo scrolling su TikTok. È rimasto seduto per circa 40 minuti, e mentre il barbiere gli girava intorno non ha mai distolto lo sguardo dallo schermo, se non per esclamare: "Guarda! Questo lo devi vedere".

Per questo, il fatto che i millennial stanno scalzando la Gen Z imponendosi come principale fascia demografica su TikTok non mi sconvolge. È tutto collegato: il crescente appetito per la realtà mista; la generazione Z che abbandona abbandona i rituali dell'esperienza digitale a favore di una vita più analogica; il declino di TikTok in concomitanza dell'ascesa dei millennial sulla piattaforma. Il mondo che conoscevamo sta finendo, e con esso i social media per come li intendevamo. E in tutto questo, noi vogliamo tornare a sentire qualcosa almeno per un po', anche se quel qualcosa è il 2004.

Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.

 

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