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libriCreare per lettori luoghi attraenti e familiari puntando sui fattori culturali.

Partiamo dal caso e-book, oggetto di una infatuazione collettiva, in un primo momento di "fioritura" è appassito altrettanto  velocemente.

Oggi appare acquisito che l'e-book è una modalità di lettura accanto a altre e continuerà a sussistere, senza però danneggiare il libro cartaceo in modo irreparabile, come alcuni speravano e come è invece avvenuto per l'industria discografica sotto l'urto dei mezzi elettronici.

Si può dire che l'e-book ha soprattutto offerto il destro a molti per enunciare stoltezze di vario genere. Ricordo una voce e una sera d’estate, in una casa in stile californiano di un’isola greca in gran parte disabitata. La voce era di una signora piuttosto abbiente, dalle molteplici nazionalità, la quale dichiarava il suo entusiasmo per gli e-book, perché le avrebbero permesso di fare pulizia in casa, eliminando una volta per sempre quegli incongrui oggetti cartacei che spuntavano in ogni angolo e attiravano polvere: i libri.

Quanto ad Amazon, il caso è ben più complicato e ben più rilevante.

Con solidi argomenti, una larga parte dell’umanità, in Oriente com e in Occidente, si dedica oggi ad acquistare una immane quantità di articoli vari e di servizi per via elettronica, in tempi brevissimi. Amazon è diventato l’emblema di questa mutazione — ed è eloquente il fatto che le sue prime applicazioni fossero riservate ai libri, terreno economicamente modesto, dove gli acquisti richiedevano spesso ricerche accidentate e frustranti. Ciò che accadde con i libri è perciò solo uno spicchio di un processo irreversibile e onnilaterale, che può solo perfezionarsi. Ogni tentativo di opposizione a questo processo è puro wishful thinking, fondato su valutazioni illusorie delle forze in campo. Nessuna catena di librerie potrà mai competere con gli sterminati magazzini di Amazon e con la sua capacità di fornire il prodotto in tempi minimi. E questo ha evidenti conseguenze per le librerie. 

Oggi il libro è qualcosa che vive sui margini — e quasi di riflesso —rispetto a un magma in perpetuo mutamento, che si manifesta su schermi. Che si tratti di schermi e non di fogli di carta è una differenza gnoseologica, non funzionale. Occorrerà tempo perché si cominci a capire che cosa ha comportato, nell’apparato della conoscenza, questo slittamento dalla pagina allo schermo. E come ciò abbia condotto a una progressiva vanificazione di ogni possibilità di guardare al mondo come a un Liber Mundi, anche se appunto quel modo di guardare rimane sottinteso nel nostro passato più illuminante, per lo meno sino alle correspondances di Baudelaire. Questo processo globale stinge ormai vistosamente anche sui libri stessi che oggi vengono scritti. Ormai gli scrittori sono considerati come un settore dei produttori di contenuti e molti se ne appagano.

Ma come può, per esempio, manifestarsi la qualità in una libreria? La risposta è inevitabilmente empirica e in larga misura ipotetica. Può darsi che la qualità debba appartenere innanzitutto al luogo. La libreria dovrà presentarsi come un luogo dove si ha voglia di entrare, con la stessa naturalezza con cui, nella Londra dell’Ottocento, alcuni entravano nel loro club o nel loro pub preferito. Ma qui non c’è bisogno di conoscere gli altri soci o avventori. I soci saranno certi libri che si trovano sui tavoli o negli scaffali. La libreria dovrebbe essere il luogo dove comunque si trova qualcosa che vorremmo leggere. Che può essere la novità appena stampata o la traduzione di un testo cuneiforme.