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Uno sguardo alle spalle, sentirsi osservati; e poi giudicati. Le relazioni con gli altri sono sempre complicate. Cosi pensava Jean-Jacques Rousseau, preoccupato di difendere la nostra spontaneità in una società potenzialmente corrutrice.

rousseau

Impossibilitati a vivere da soli, gli essere umani devono per forza stare con i loro simili. Non è facile, e il rischio, sempre in agguato, è niente meno che la perdita di sè stessi.

Iniziamo infatti a cercare negli altri una conferma del nostro valore, e finiamo per accettare le idee dominanti, rinunciando ad ascoltare la nostra voce interiore. E' difficile resistere alla pressione sociale, che uniforma tutto; più comodo cedere al conformismo, accettando di essere giudicati per quello che si appare e non per quello che si è, sperando di conquistare una posizione sociale superiore.

Ma a furia di simulare e cercare l'approvazione altrui, vivendo nella bolla dell'opinione si perde di vista sè stessi.

Sul tema delle relazioni umane il pensiero francese non brilla per ottimismo. Diversa era la situazione oltremanica.

Davvero conformarsi ai giudizi altrui signica piegarsi all'istanza dittatoriale dell'opinione pubblica? e se invece gli altri ci aiutassero a vedere le cose da una prospettiva diversa? Guadagnare una consapevolezza più matura? cosi sosteneva David Hume. In fondo siamo giudicati ma anche giudichiamo e cerchiamo di farlo in modo oggettivo.

Difficile dire chi ha ragione. Probabilmente tutti e due, anche se le due posizioni muovono da due concezioni opposte dell'essere umano, con il francese pronto a stigmatizzare la tendenza delle persone di apparire sempre migliori di quello che sono.

In fondo, il problema degli Hume è come fare a convincere i Rousseau, se sipensa a Sartre: pensava come Rousseau che la vita in società rischiasse di compromettere il nostro desiderio di autenticità e libertà, ma fu anche un instancabile frequentatore di feste e balli.