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Volontari improvvisati alla scoperta del Terzo settore.

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Sono migliaia i dipendenti che in Italia "barattono" ore di lavoro con ore di volontariato.

C'è chi per la prima volta confeziona cibo per i Paesi in via di sviluppo, chi riqualifica aree degradate 

C’è chi per la prima volta confeziona cibo per i Paesi in via di sviluppo, chi riqualifica aree degradate accogliendo rifiuti e chi assiste anziani e disabili nel loro quotidiano. In tre parole: volontariato d’impresa.

Un fenomeno che sta vivendo un piccolo boom in Italia come dimostrano i dati di Fondazione Sodalitas. In un recente studio l’istituzione, che dal 1995 sostiene la generazione di valore sociale condiviso, ha cercato di mappare l’evoluzione di queste attività virtuose, svolte dalle aziende insieme ad associazioni, onlus, cooperative e ong.

I numeri: i dati sono incoraggianti  su un campione di 196 organizzazioni no profit, il 56% sostiene di aver partecipato a giornate di volontariato assieme ad alcune imprese. Soprattutto però enti di grandi dimensioni e dal profilo internazionale.

Emerge anche che il consolidamento dell'expertise sia del mondo non profit che di quello profit.

L'indagine sulle imprese evidenzia come la fase sperimentale sia superata: l'esperienza è ormai di medio periodo con il 70% delle aziende che progetta giornate di volontariato da almeno 3-4 anni.

Per quanto riguarda gli enti del Terzo settore la percentuale è di circa 80%. Per questi è l'occasione per farsi conoscere dalle aziende, in primo luogo sensibilizzazione e promuovere la propria mission nel mondo no profit, poi avviare un rapporto continuativo con le imprese, e come terzo motivo quello di ricevere contributi economici o servizi aggiuntivi dai partner.

Il volontariato d'impresa è infatti un canale attraverso cui gli enti del terzo settore possono conoscere "nuove leve" in grado di portare esperienze professionali diverse all'interno di un'associazione o di una ong. Ciò vuol dire risorse preziose per l'Italia.