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La democrazia rappresentativa è ormai "stanca, rancorosa, paranoica, illusa, lenta, e spesso inneficace. Per la maggior parte del tempo vive della gloria passata.

democrazia brucia a fuoco lento

Il saggio di David Runciman si articola  intorno a questa diagnosi e a questa domanda. L'autore insegna a Cambrige ed è uno dei più noti scienziati politici europei.

Maurizio Ferrara - Lei sostiene che la democrazia stia attraversando una crisi di mezza età. Non ha più l'energia e il fascino di un tempo ed è sempre più esposta a rischi esistenziali o meglio a forme striscianti di erosione. Può spiegare perchè?

David Runciman - Nel XX secolo la democrazia era non solo più giovani, ma doveva fronteggiare minacce ben definite. Prendiamo il rischio di colpi di stato, prima aumentava la violenza politica  politica tra i civili, poi intervenivano i militari.

Nelle odierne democrazie questo tipo di minaccia è diventata molto remota. Ma alcuni di noi continuano ad usare il termine "colpo di Stato" in riferimento a fenomeni nuovi: i governi "tecnici", il mancato rispetto di un referendum.

Negli Stati Uniti Donald Trump è spesso accusato di golpismo. Nel mio paese, Boris Johnson è stato accusato di essere arrivato al potere in modo non democratico.

Maurizio Ferrara - Siamo dunque vittime di un paradosso. Tecnicamente, l'evento concreto che chiamiamo colpo di Stato resta ancorato al contesto novecentesco.

L'espressione è però spesso riferita a fatti nuovi, spesso poco pertinenti, ciò provoca una sorta di inflazione linguistica, il termine perde valore descrittivo. D'altra parte non siamo in grado di di cogliere l'importanza di alcuni sviluppi erosivi che rischiano davvero di minare le fondamenta democratiche.

David Runciman - come nel caso del concetto di golpe, l'uso troppo disinvolto del termine "crisi" ci impedisce di cogliere alcuni sviluppi, come il cambiamento climatico, che invece sta davvero minando non solo la democrazia in quanto tale, ma il futuro dell'intero pianeta.

Maurizio Ferrara - Il cambiamento climatico è in effetti una trasformazione con caratteristiche sui generis.

Procede quasi impercettibilmente, a livello individuale quasi non c'accorgiamo né delle sue cause né dei suoi effetti. La politica incontra pesanti difficoltà a gestire un problema che avanza a fuoco lento, se ne accorge nel momento in cui provoca un danno tangibile.

David Runciman - questo inibisce la capacità di risposta. Il cambiamento climatico non coinvolge la gente nello stesso modo, i suoi effetti hanno intesità e tempi diversi, in luoghi e per collettività diverse. Non è come una guerra, non genera nei cittadini  coscienza comune, condivisione spontanea. La democrazia  non è attrezzata per rispondere a sviluppi di questo genere.