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allevi 09 57450436Il compositore: le macchine non possono soffrire come gli artisti

"Le emozioni ci salveranno dalla paura di essere sostituiti dalle macchine". Giovanni Allevi, compositore e pianista, che a Dicembre ha iniziato il tour sul nuovo disco Hope non perde la speranza.

All'inizio del 2019 in un dialogo sull'intelligenza artificiale lei aveva già ricordato che la capacità di soffrire sarà la nostra difesa come specie contro le macchine: ha composto No more tears dopo aver rischiato di perdere la vista. Ora è appena uscito con un nuovo disco che si chiama Hope. 

È sempre convinto che siano i sentimenti il muro di difesa della robotizzazione dell'uomo?

"Lo ribadisco: il senso di morte, la consapevolezza del nostro abisso, il ritrovarsi improvvisamente persi nell'universo o semplicemente nella vita quotidiana, la percezione della nostra fragilità e caducità, sono i sentimenti che ci spingono a prendere la penna a scrivere la nostra poesia, la nostra sinfonia, a mettere la prima pennellata su una tela o a fare il primo passo di danza.

È dal buio dell'anima che nasce la scintilla, quel salto spaventoso e sublime che vuole colmare l'infinito.

Un salto che solo all'uomo in carne ed ossa è concesso compiere.

Nel suo romanzo sugli androidi "Machines like me" lo scrittore inglese Ian McEwan scrive parlando d Alan Turing:" Siamo do fronte a un fisico capace di creare e di scrivere in metrica. Ora datemi il nome di un poeta in grado di illustrare la gravità quantistica" 

Gli scienziati possono essere artisti. Gli artisti non possono essere scienziati?

"È emblematica la celebre immagine di Einstein che suona il violino durante le sue pause di riflessione. Fa presagire l'idea che la ricerca scientifica tragga ispirazione dall'arte, e che i due ambiti per quanto apparentemente diversi, siano in realtà assai simili nel modo di procedere: improvvise illuminazioni, strade imboccate che non portano da nessuna parte, tormentati ripensamenti, aperture di nuovi ed incontaminati scenari, lunghi periodi di attesa e innattività":

"il critico dopo essersi fatto faticosamente strada attraverso queste curiose e straordinariamente difficili sonate ne esce esausto e scoraggiato. Innegabilmente il compositore segue la sua strada, ma che strada tortuosa!
Ragione e ragione ma senza spontaneità! È una musica arida e poco interessante, un tentativo sforzato di strane modulazioni, un avversione per le normali relazioni tonali, un accumulazione tonali, un accumulo di difficoltà su difficoltà cosi da perdere ogni piacere nel compito. Un altro critico ha detto all'incirca le stesse cose e non possiamo altro che essere d'accordo con lui".