Secondo Excelsior mancano farmacisti, biologi e saldatori. A guidare la domanda di impiego sono i servizi alle persone che recluteranno 70mila persone

  

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A gennaio il “mismatch” tra domanda e offerta di lavoro interessa 250mila assunzioni delle 508mila programmate (49,2%), soprattutto a causa della mancanza di candidati (31,1%), seguita dalla preparazione inadeguata (14,3%) e da altri motivi (3,8%). A evidenziarlo è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal. Dal “borsino” delle professioni risultano difficili da reperire sul mercato gli specialisti nelle scienze della vita (è di difficile reperimento il 91,4% di farmacisti, biologi e altri profili appartenenti a questo gruppo professionale), seguiti dagli operai addetti a macchinari dell’industria tessile e delle confezioni (72,8%), dai fonditori, saldatori, montatori di carpenteria metallica (72,6%), dagli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (71,8%) e dai tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (70,6%).

 

Guidano i servizi alle persone

Come detto sono oltre mezzo milione i lavoratori ricercati dalle imprese nel mese e circa 1,4 milioni per il primo trimestre dell’anno. Oltre 4mila assunzioni in più rispetto a gennaio 2023 (+0,9%) e +69mila assunzioni (+5,3%) prendendo come riferimento l’intero trimestre. A guidare la domanda di lavoro sono i servizi alle persone che programmano a gennaio 70mila assunzioni (+10,0% rispetto a gennaio 2023). Seguono commercio (68mila unità; +13,7% su base annua) e le costruzioni (51mila unità; +1,8%). È negativa, però, a gennaio la tendenza prevista delle imprese del turismo e dell’industria manifatturiera (rispettivamente -12,1% e -2,3% rispetto all’anno precedente).

 

Le previsioni nel comparto industriale

A gennaio l’industria complessivamente ha in programma 172mila assunzioni (-1,1% su base annua), 121mila delle quali nelle industrie manifatturiere e nelle public utilities, mentre le altre 51mila riguardano il settore delle costruzioni. I servizi prevedono di assumere in totale 336mila lavoratori (+2,0% su base annua). In generale, sono le piccole (10-49 dipendenti) e le medie imprese (50-249 dipendenti) a prevedere per gennaio andamenti di crescita delle assunzioni (rispettivamente +3.300 e +3.800 rispetto a gennaio 2023). Positiva anche la previsione delle grandi imprese con oltre 250 dipendenti (+1.900 assunzioni), mentre le microimprese della fascia 1-9 dipendenti prevedono una flessione pari a circa -4.500 assunzioni rispetto allo stesso periodo del 2023.

 

Contratti a tempo i più proposti

I contratti a tempo determinato si confermano la forma maggiormente proposta con circa 206mila unità, pari al 40,5% del totale, sebbene siano in calo rispetto a un anno fa, quando rappresentavano il 41,3% del totale. In crescita, invece, i contratti a tempo indeterminato che passano dai 122mila di gennaio 2023 agli attuali 129mila (+7mila; +5,7%). Con riferimento ai livelli di istruzione, il 19% delle ricerche di personale è rivolto a laureati (97mila unità), il 30% a diplomati (155mila unità) e il 32% a chi è in possesso di una qualifica/diploma professionale (163mila unità). Circa 7mila le richieste per i diplomati Its Academy. Per il 18,1% delle assunzioni (oltre 91mila), le imprese pensano di rivolgersi preferenzialmente a lavoratori immigrati, soprattutto nei settori dei servizi operativi (30,8% del totale entrate), della logistica (29,1%), dei servizi di alloggio, ristorazione, turismo (24,4%), delle costruzioni (21,0%) e delle industrie alimentari, bevande e tabacco (20,6%).

 

Distribuzione territoriale

Sono le macro-ripartizioni del Nord-Ovest e del Nord-Est a programmare un maggior numero di assunzioni (rispettivamente oltre 174mila e oltre 118mila), seguite dalle Regioni del Sud (oltre 110mila) e del Centro (circa 105mila). La graduatoria regionale delle assunzioni vede, nell’ordine, Lombardia (circa 123mila), Lazio (oltre 53mila), Veneto (oltre 48mila), Emilia-Romagna (circa 48mila), Piemonte (oltre 38mila) e Campania (circa 35mila).

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La Russia è pronta a lanciare la propria enciclopedia online, sollevando non poche preoccupazioni riguardo propaganda e veridicità delle informazioni

 

 

 

Tutto pronto per il lancio di Ruwiki, la versione russa della popolare enciclopedia online Wikipedia, che oggi compie ben 23 anni. Secondo quanto riportato da Reuters, sarà rilasciata su larga scala il prossimo lunedì, dopo circa sei mesi di test in cui la piattaforma è stata disponibile per un numero ristretto di utenti. Un periodo alquanto breve, durante il quale Ruwiki sembrerebbe comunque essere riuscita a offrire al suo pubblico un numero maggiore di articoli rispetto a quelli pubblicati nella sezione in lingua russa della celebre enciclopedia online. Tra questi, in particolare, i più letti sembrerebbero aver riguardato l'escalation del conflitto arabo-israelianol'operazione militare russa in Ucraina e i film di maggior incasso nel paese.

Secondo quanto riportato dai quotidiani locali, gli utenti che hanno avuto accesso a Ruwiki hanno trascorso più di sei minuti sul sito, dimostrando un interesse notevole per i suoi contenuti. Deve essere stato questo, tra le altre cose, a convincere le autorità a rilascia su larga scala la versione russa della tanto amata Wikipedia, che rimane una delle poche fonti di informazione indipendenti sopravvissute in Russia da quando il governo ha intensificato la repressione sui contenuti online dopo l'invasione dell'Ucraina nel maggio del 2022. Considerando questo, non c'è da stupirsi che Putin abbia approvato il progetto di un'enciclopedia che accolga contenuti che siano più in sintonia con le prospettive e le narrazioni dello stato.

Anzi, a preoccupare gli esperti della sicurezza sembrerebbe essere proprio questo. Se da un lato Ruwiki rappresenta una fonte di informazione incredibilmente accurata per i russofoni, dall'altro è innegabile che il suo rilascia abbia sollevato non poche preoccupazioni riguardo la censura e la diffusione della propaganda governativa in Russia. I più critici, infatti, sostengono che la piattaforma potrebbe essere utilizzata come strumento per controllare e manipolare le informazioni accessibili ai cittadini, andando così ad aggravare la situazione del paese. In ogni caso, per il momento non c'è altro da fare che aspettare il lancio ufficiale della piattaforma. Solo allora, infatti, sapremo quale impatto avrà sul cyberspazio russo e sull'informazione a livello globale.

Dopo essere stata accusata di violare la privacy degli utenti, Big G corre ai ripari

 

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Google sembra finalmente aver ammesso di tracciare gli utenti anche quando utilizzano la modalità di navigazione in incognito del browser Chrome. Pur non avendolo annunciato esplicitamente, di recente il colosso tecnologico ha modificato nel canale sperimentale Canary di Chrome il disclaimer che viene visualizzato dagli utenti quando aprono una nuova finestra nel browser. “Gli altri che utilizzano questo dispositivo non vedranno la tua attività, quindi potrai navigare in modo più privato - recita il nuovo messaggio. Ciò non modificherà il modo in cui i dati vengono raccolti dai siti web visitati e dai servizi che utilizzano, incluso Google. I download, i segnalibri e gli elementi dell'elenco di lettura verranno salvati”.

Una modifica sostanziale, considerando che attualmente il browser Chrome restituisce questo messaggio a chi decide di attivare la navigazione in incognito: “Ora puoi navigare in privato. Le altre persone che usano questo dispositivo non vedranno le tue attività, ma i download, i preferiti e gli elementi dell'elenco di lettura verranno salvati”. L'aggiornamento del disclaimer, secondo quanto riportato da MsPowerUser, è attualmente visibile in Canary su Android e Windows, oltre che nella versione di Chrome per Mac. Ma è probabile che Google decida di renderlo ufficiale a livello globale nel prossimo futuro.

D'altronde, è innegabile che la compagnia abbia deciso di modificare il testo dell'avviso dopo aver deciso di patteggiare in una causa collettiva risalente al 2020, che la accusava di tracciare gli utenti che utilizzavano Chrome anche nella modalità di navigazione in incognito, ma senza che questi avessero prestato il loro consenso per la raccolta dei dati. Un’accusa tutt’altro che infondata, considerando che a distanza di poche settimane dal patteggiamento il colosso tecnologico ha deciso di aggiornare i termini di trattamento dei dati degli utenti. Certo, per il momento si tratta soltanto di una modifica in fase di test, ma è molto probabile che Google la renderà definitiva a breve.

 

fonte: https://www.wired.it/article/google-traccia-utenti-navigazione-in-incognito/

Il Testo unico sui servizi media audiovisivi non contempla la “figura” e dunque sarà necessario rivedere la normativa esistente. Il compito spetterà al Tavolo tecnico, ma quanto tempo ci vorrà? Dalle regole esclusi gli stranieri: si creerà uno squilibrio?

Pubblicato il 18 Gen 2024 -Maria Luigia Franceschelli

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Le linee guida pubblicate da Agcom il 16 gennaio (QUI IL DOCUMENTO) impongono il rispetto di alcune delle disposizioni del Testo unico sui servizi di media audiovisivi (noto come Tusma) da parte degli influencer. È un’importante novità per questi soggetti, con nuovi obblighi e severe sanzioni in caso di inadempimento.

Il nodo del Tusma

Non sarà semplice per gli influencer adeguarsi alle regole e imparare a gestire i rischi che ne derivano, anche perché – come riconosce la stessa Agcom – il Tusma non è stato immaginato per questo tipo di figure professionali. Adattare la normativa esistente è quindi un passaggio necessario e delicato. Il compito spetta al Tavolo Tecnico istituito dalle stesse linee guida, che è chiamato ad adottare un codice di condotta volto a definire le misure per il rispetto delle previsioni del Testo unico.

 

Esclusi gli influencer stranieri

Un punto appare cruciale: le nuove regole non si applicano a tutti gli influencer, ma solo a quelli che integrano i requisiti previsti da questa normativa, primi tra tutti un legame “stabile ed effettivo con l’economia italiana” e la creazione di contenuti in italiano o comunque diretti ad un pubblico italiano. Restano quindi esclusi gli influencer stranieri che vantano una platea per lo più internazionale, anche nell’ipotesi in cui i contenuti siano accessibili dal nostro Paese o diventino virali. È un punto, questo, su cui l’autorità si è scontrata con alcuni dei soggetti intervenuti nella consultazione pubblica lanciata la scorsa estate. Il Codacons, per esempio, ha aspramente criticato questa limitazione geografica, anche in una nota divulgata appena dopo la pubblicazione delle linee guida.

Gli obblighi per gli influencer “professionali”

Sono poi previsti obblighi diversi a seconda dell’influenza esercitata sugli utenti. Più gravosi quelli imposti agli influencer definiti “professionali”, ossia che raggiungono almeno un milione di follower (calcolati sommando quelli iscritti sulle diverse piattaforme o social media in cui operano); che pubblicano almeno 24 contenuti in un anno; e che registrano un valore di engagement pari o superiore al 2% in 6 mesi almeno su una piattaforma. Chi non raggiunge questi numeri – ossia gli influencer definiti “amatoriali” – dovrà comunque rispettare gli articoli 41 e 42 del Tusma, che, tra le altre cose, legittimano l’autorità ad intervenire a tutela dei minori, dei consumatori e a difesa dei diritti fondamentali. Non si applicano però agli influencer amatoriali le severe sanzioni previste per quelli professionali, che possono raggiungere i 600.000 euro.

Si applicano poi agli influencer professionali, tra le altre, le previsioni del Tusma a tutela del pluralismo e della libertà di espressione, della veridicità delle informazioni trasmesse così da favorire la libertà di pensiero, del diritto d’autore, dei diritti fondamentali della persona, dei minori e dei valori dello sport, nonché le previsioni in materia di comunicazione commerciale corretta e trasparente (ribadendo il divieto di pubblicità occulta e subliminale), imponendo precisi limiti alla pubblicità di alcuni prodotti, come bevande alcoliche, medicinali e prodotti da fumo.

Gli obblighi per gli influencer “amatoriali”

Va ricordato che agli influencer amatoriali si applicano in ogni caso le regole previste dal Codice del Consumo nonché dalla Digital Chart, che non fanno alcuna differenza tra chi è più o meno influente: tutti devono rispettare le regole a tutela dei consumatori in tema di trasparenza e, in particolare, rendere palese la natura pubblicitaria dei contenuti pubblicati se vi è una material connection con un inserzionista. Gli accorgimenti da adottare sono ben delineati dalla Digital Chat, che infatti viene riconosciuta dalle linee guida come uno strumento chiave per chi opera nel settore. Il fatto che sia richiamata da parte di Agcom è particolarmente importante anche per garantire uniformità nell’adozione degli hashtag e delle caption richieste per rendere nota la natura dei contenuti. Il che porta a maggior chiarezza, a beneficio del pubblico.

La via della responsabilizzazione

L’impressione è che l’autorità voglia responsabilizzare queste figure professionali, riconoscendo loro un ruolo importante nelle comunicazioni digitali e una reale capacità di influenzare il sistema, non solo da un punto di vista economico – con l’inserimento di contenuti promozionali – ma anche culturale e sociale. Le linee guida mirano a creare un ambiente digitale più sicuro, sano e attento ai minori. La misura rappresenta un altro passo verso la regolamentazione del mondo digitale, obiettivo che è diventato primario per il legislatore nazionale ed europeo.

Le questioni aperte

I punti aperti restano comunque ancora molti, dalla definizione di influencer ai rapporti con le altre previsioni che regolano il fenomeno. Spetta al Tavolo Tecnico, che inizierà i propri lavori entro metà marzo, farvi luce nel Codice di Condotta che è chiamato a redigere.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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